sabato 9 aprile 2011

ci sono solo banalità quando si parla di vita e di morte, ci sono solo banalità quando si parla di cose gravi che succedono.
si, sono stanca, si.
si, sono snervata, si.

bevo un cappuccino a sorsi alterni, fino a che si fredda completamente ed il disgusto che provo nel buttarlo giù lo stesso, preso alle macchinette di sto posto nel quale non vorrei essere ora.

penso a te, che sei laggiù intubato, in qualche modo, con un tot di tubicini che ti escono dal naso.
penso a te che se qui ma devi sbatterti per rimanerci, che noi non ti si può dare mica una mano.
penso a te, e a sto schifo di mondo, che ti mette lì, fermo immobile in balia di scelte non tue non nostre non di certo di un dio che non guarda cosa fa.

penso a quello che sono qui a pensare, nauseata da incubi e da paure, da sottili attese che un cellulare che vibra un attimo mi manda un brivido giù lungo la schiena e penso anche a quando stronza sia nel mettere sempre la mia vita lavorativa davanti e i miei affetti dietro, così da dire sempre gli altri poi.
e ora mi dico, gli altri quando.

penso che vorrei venire a scuoterti, a dirti cazzo cugi, muoviti, alzati, fai qualcosa, ripigliati cazzo.
vorrei prenderti a sberle se potesse servire.
vorrei potermi dare delle ragioni, perchè fondamentalmente non ne trovo e non ne voglio trovare.
perchè se questo fosse il giusto mi farebbe schifo. e già mi fa abbastanza schifo così.

i pensieri si sono sciolti in un grido di speranza quando ho visto la tua foto e mi si è sciolto il cuore. forza fra.
dai.


perfavore.

martedì 22 marzo 2011

e quel groppo che alle volte ti prende per il quale vorresti stravolgere la tua vita e poi non hai i coglioni per farlo.

e difatti, eccolo tornare, lentamente.
quanta fatica per arrivare a essere come il mio ideale mi si palesa in testa.

alle volte vorrei girare tutto al contrario e dire, molla tutto e vai, altrove.
quel bar sulla spiaggia, quel qualcosa di così lavorativamente diverso da questo.

si, oggi è uno di quei giorni nei quali vorrei fare la barista a honolulu.

decisamente.

venerdì 18 marzo 2011

ho deciso di fare un altro passo.
sono arrivata alla scelta di una casa editrice.
ho deciso che adesso mi sta urlando dentro.
e puoi far tacere tante voci, ma quella nella testa, o mi faccio di qualcosa o è troppo difficile mandarla via.
devo ricominciare ad ascoltarmi.

che poi vuol dire litigare eh.
però cerchiamo di ascoltarci almeno.

martedì 22 febbraio 2011

ti capita mai di non poterne più?
ti svegliarti la mattina e di dire lasciatemi dormire per diecimila giorni?
ibernatemi e svegliatemi nel futuro quando la terra non esisterà più?

a me capita, solo che poi conto fino a sessanta e sono già in ritardo di un minuto.
così iniziano pessime giornate.

lunedì 31 gennaio 2011

siamo addestrati a non mollare, a non lasciar mai perdere, a sentirci in colpa nel momento in cui cambiamo idea su qualcosa che abbiamo promesso.
siamo addestrati ma siamo pur sempre animali, ed in quanto tali siamo egoisti.
non c'è empatia, pensiamo a noi.
ma una trappola all'egoismo è l'inculcare valori per cui l'altro è rilevante e per il quale non possiamo fare qualcosa che non si aspetta perchè così da sentirci in colpa quando veniamo meno a impegni, cose dette, quando sbottiamo quando viviamo.
morali religiose con le quali nasciamo e ci leghiamo anche quando decidiamo che non ci rappresentano più. ma ormai è troppo, troppo tardi.

martedì 4 gennaio 2011

talvolta si ha la sensazione che ovunque ti giri prendi a facciate un muro.
sono in una stanza del time out senza materassi?

mercoledì 15 dicembre 2010

non si smette mai di imparare.

mai tornare indietro, neanche per prendere la rincorsa.

evviva.